Caratteristiche delle pellicole analogiche in Bianco e Nero

Questo articolo completa l’articolo scritto in precedenza inerenti i tipi di pellicole in bianco e nero, e lo fa illustrando anche le caratteristiche che differenziano una pellicola dall’altra.

Caratteristiche delle pellicole

Le caratteristiche tecniche più importanti da valutare, per la scelta di una pellicola in bianco e nero rispetto ad un’altra, sono le seguenti:

  • Grana. La maggior parte dei negativi quando, in fase di stampa, vengono ingranditi, e da un certo valore d’ingrandimento si può rilevare che nelle aree uniformi della stampa è presente una trama casuale prodotta dalla struttura dell’emulsione, e che tutti i bordi e i dettagli non sono perfettamente nitidi neppure con la migliore messa a fuoco. La mancanza di uniformità in aree in cui dovrebbe esserci, viene chiamata grana, che si misura con la granularità. In un negativo bianco e nero la densità sono costituite da microscopici granuli di argento metallico nero. Questi si dispongono nella gelatina dell’emulsione in modo casuale, provocando raggruppamenti che formano la comune struttura (grana) che si nota con un forte ingrandimento. Di norma tanto più rapida e sensibile è la pellicola, tanto maggiore sarà la grana. Questa è misurata, come scritto sopra, tramite la granularità che può essere micro fine, estremamente fine, molto fine, fine, media, moderatamente grossa, grossa. Ci sono anche altri fattori che influenzano la grana, quali il rivelatore, il sovrasviluppo (sia che dipenda dal prolungamento del tempo si sviluppo, oppure dall’aumento della temperatura, che dall’uso di formula di sviluppo più energetica), o la sovraesposizione (che genera alta densità, aprendo le ombre e tirando fuori la grana). Una esposizione ed uno sviluppo adeguato producono, quasi sempre, le migliori condizioni di grana possibili.
  • Risoluzione. La capacità di una pellicola di registrare dettagli fini viene chiamata definizione. L’unita di misura è chiamata risoluzione. In particolare, la risoluzione, o potere risolvente, è la capacità dell’emulsione di di distinguere i dettagli fini, ed è misurata con la prova delle mire ottiche, che consiste nel fotografare dei disegni adatti, in condizioni di prova conosciute evolute. La risoluzione dipende anche dal valore dell’esposizione, infatti, in casi di forte sovra o sotto esposizione diminuisce. Mentre è ottimale nelle zone intermedie. L’altro parametro importante che può influenzare la risoluzione è il contrasto. Più è elevato, e più la risoluzione aumenta e l’immagine è definita.
  • Rapidità della pellicola. Lo scopo principale di una pellicola in Bianco e Nero è di avere densità sufficiente per formare un immagine, e per far ciò ha bisogno di un minimo di esposizione, la quale varia a seconda delle caratteristiche dell’emulsione. Ad esempio, avendo tre pellicole (che chiameremo A,B e C), la pellicola A può richiedere soltanto un’unità di esposizione per produrre la prima densità visibile o stampabile, mentre una pellicola B può richiedere due unità e la pellicola C quattro unità. In questo caso A ha una rapidità doppia di B e quadrupla di C. Per la misura della rapida, fino alla fine del 900 c’erano due unità di misura per calcolare la rapidità, una era degli stati uniti gli ‘ASA’, e l’altra tedesca ‘DIN’. Gli ASA erano su base aritmetica, nel senso che una rapidità doppia comportava un raddoppio del numero ASA. Invece, la scala DIN, era su base logaritmica, ovvero, una rapidità doppia si traduceva in un aumento di 3 DIN. Intorno agli anni ’80 venne introdotta la scala ISO (attualmente in uso, anche nel digitale), la quale fu una codifica dei due metodi. Infatti, ad esempio una pellicola da 400 ISO è identificata con questo termine ‘ISO 400/27°’, che non sono altro che ASA/DIN. La scala ISO è, comunque, basata su scala aritmetica. Per le pellicole, attualmente sul mercato, si trovano pellicole con tali ISO di rapidità: 100/21°, 125/22°, 200/24°, 320/26°, 400/27°, 3200/36°. Quindi riassumendo una pellicola da ISO 200 richiede un’esposizione doppia rispetto ad una pellicola da 400 (esempio, se con ISO 200 serve 1/20 di secondo, con ISO 400 avremmo un tempo di 1/40). La rapidità effettiva di una pellicola può essere alterata dalle condizioni di esposizione e di sviluppo, che possono differire considerevolmente da quelle utilizzate per determinare la rapidità della pellicola. Di conseguenza, in particolari condizioni, per avere una esposizione corretta, può essere necessario usare un numero di rapidità di esposizione maggiore o minore, chiamato indice di contrasto, che tratteremo più avanti. La rapidità, o valore ISO, è dato anche in modo diverso tra le varie tipologie di pellicole. Le pancromatiche hanno un solo valore ISO, mentre per le ortocromatiche, vengono dati due numeri, uno per la luce diurna ed uno per la luce al tungsteno. Per le pellicole normali, sensibili alla luce blu, e quindi difficilmente utilizzabili in luce diurna, i valori ISO sono dati per l’arco della luce bianca e luce artificiale. Mentre, per le pellicole infrarosso, il valore ISO, può essere solamente suggerito come valore indicativo, in quanto gli esposimetri sono tarati sulla luce visibile.
  • Contrasto. Una pellicola in bianco e nero, oltre che dalla risoluzione, dalla grana e dalla rapidità, può differire da un’altra anche a causa del contrasto. Nelle pellicole positive il contrasto è dato dalle differenze di tonalità di grigio passando dalle zone nere a quelle bianche. Per le pellicole negative, invece, è dato dalle differenza di deposito dell’argento sviluppato, chiamate densità derivate dall’esposizione (le zone chiare sono ad alta densità, le zone scure sono a bassa densità). In fase di acquisizione il contrasto è dato dalle differenti brillanze del soggetto. Mentre, per lo sviluppo, è dato dal tempo di trattamento per lo sviluppo stesso, in particolare, aumentando il tempo di sviluppo si aumenta il contrasto. Per misurare il contrasto si effettuano delle misure sulla ‘Curva caratteristica’ della pellicola, che è definita dalla risposta dell’emulsione ad aumenti controllati di esposizione con un tempo di sviluppo specificato. In particolare, la pendenza, o inclinazione, verso l’alto indica il contrasto intrinseco della pellicola: è ripida in caso di materiali ad alto contrasto, mentre sale lentamente in caso di basso contrasto. La pendenza può variare anche con la procedura di sviluppo, infatti, come scritto in precedenza, all’aumentare del tempo di sviluppo aumenta il contrasto, e quindi anche la curva diventerà più ripida. Il contrasto è indicato da un numero, che può essere espresso dalla gamma, oppure, dall’indice di contrasto. Il gamma è dato dalla pendenza della porzione rettilinea della curva caratteristica. L’indice di contrasto è dato dalla pendenza di una linea che congiunge i punti che sono i limiti delle densità (minore e maggiore) stampabili.

Ecco un esempio di curva caratteristica.

In conclusione, come scegliere la pellicola in bianco e nero più adatta? Possiamo dire che tutti i fattori sopra descritti, quindi, formato, contrasto, sensibilità ai colori, rapidità, curva caratteristica, grana e definizione sono le condizioni su cui riflettere per acquistare una pellicola. Ma la maggior attenzione dovrà essere posta su contrasto (medio o alto), grana e rapidità.

Vi aspetto al prossimo articolo ;-).

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