Sistema Zonale

Il sistema a zone è stato sviluppato, per la fotografia in bianco e nero, da Ansel Adams . E’ un approccio pratico e metodico per controllare il contrasto dei toni nella fotografia in bianco e nero. E’ applicabile sia alla tecnologia analogica, che a quella digitale.

L’esposizione nel bianco e nero, per principio, bisognerebbe eseguirla per le ombre e, successivamente, sviluppare (in camera oscura, o con programmi di post produzione) per le luci. Il sistema zonale è un raffinamento di tale principio, in quanto lo amplia indicandoci su quali ombre/ aree scure fare l’esposizione, nonché di scegliere il valore delle alte luci che sarà rappresentato.

Il concetto di zona si riferisce al modo in cui la fotografia in B&W riproduce le brillanze del soggetto, cioè come un campo continuo di toni dal bianco al nero. Questo campo è riprodotto sulla scala con intervalli (zone) di +/- 1 stop, a partire da un punto intermedio. Ciascuna zona ha una gradazione variabile di mezzo stop. La scala a zone (riportata nella foto sopra) fra il bianco e il nero è suddivisa, appunto, in 10 zone o gradini. Questo numero è stato determinato dal fatto che, in riprese esterne, il soggetto medio illuminato dal Sole, quando viene misurato con un esposimetro, risulta avere un campo di circa 9 stop tra le ombre senza dettaglio (neri) e le luci senza dettaglio (bianchi). Per il digitale, che ha una gamma dinamica più ampia, è stata portata ad un 11 gradini. Tenendo presente che l’esposimetro è tarato per fornire il calcolo esposimetrico nella zona media, ovvero la zona V, ne risulta che l’esposizione migliore è quella che pone le ombre in zona III, e che fa cadere le luci entro la zona VII, ovvero 4 stop di differenza. Per raggiungere tale traguardo si dovranno effettuare due esposizioni, la prima (misurazione reale) per le ombre su cui si vorrà mantenere la texture ed un minimo di dettaglio. L’altra misurazione andrà effettuata nelle luci.

Facendo un esempio pratico, poniamo di avere un tronco di albero fortemente contrastato, con una metà nelle ombre ed una nelle luci. Ponendo di fare la prima esposizione nelle ombre e che l’esposimetro mi fornisca (in zona V) un calcolo di f2,8 con 1/30 di secondo, per collocarla in zona III si dovrà sotto esporre di due stop, precisamente impostando la fotocamera sull’esposizione di “collocamento” calcolata, ovvero, f5,6 e 1/30 di secondo. Per capire in quale zona cadranno le luci bisognerà fare la seconda esposizione nelle luci, e vedere la differenza di stop tra questa e l’esposizione collocata. Quindi, sempre nel caso del tronco, la seconda esposizione si dovrà eseguire nel lato illuminato e se, ad esempio, fosse f22 e 1/30 di secondo, tra le due misure (quella collocata e quella nelle luci) ci sarebbero 4 stop di differenza, per cui le luci cadrebbero nella zona VII, ovvero, una condizione ottimale. Invece, nel caso le luci cadessero in una zona superiore alla VII, si valuti di spostare le le ombre in zona II per fare in modo che luci si assestino in zona VII massimo VIII.

Il resto si dovrà fare in post produzione sviluppando per le luci, in quanto nelle ombre dovremmo avere già il minimo dettaglio necessario. Nulla toglie che si possa agire anche nelle ombre per aprirle un altro pochino, se lo si reputasse necessario.

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